Elezioni 2016 – Altomilanese, terra di centrodestra: analisi del voto

Non c’è nulla da fare, il nostro territorio non cambia verso: era ed è di centrodestra. Il centrosinistra vince (salvo rarissime eccezioni) solo se gli avversari corrono separati. E questo è un dato incontrovertibile, che va tenuto presente per le elezioni dell’anno prossimo a Legnano, Abbiategrasso, Magenta, Cuggiono e Magnago. Cresce il Movimento 5 Stelle anche localmente, ma il ‘caso Sedriano’ resta isolato

6 GIUGNO 2016

di Ersilio Mattioni

ALTOMILANESE – Alla fine si contano le schede. E se i numeri sono sempre interpretabili, in questo caso sono anche incontrovertibili. Il territorio dell’Altomilanese è una terra di centrodestra. Lo è dal 1994, quando cominciò la seconda repubblica e lo è rimasta, al di là di qualche ‘sbandamento’, dovuto a delusione o insofferenza verso amministrazioni che avevano messo le radici in comune. Così ogni elettori le mandano a casa, le mandando all’opposizione. Ma solo per poco. A meno che il centrodestra non si metta a litigare. Allora cambia tutto e il Pd (assieme agli alleati del momento) riesce a strappare qualche comune.

Buscate, il trionfo di Forza Italia

In crisi in tutta Italia, in grande spolvero a Buscate: Se Silvio Berlusconi vuole consolarsi (i suoi candidati hanno fatto un bagno di quelli epici), può guardare verso Buscate, dove il centrodestra – pur diviso, perché la Lega Nord correva da sola – ha stravinto. Fabio Merlotti è sindaco con il 36,8%, numeri che gli ‘azzurri’ ormai possono solo sognare. Ad agevolare la vittoria del vicesindaco uscente un centrosinistra disastroso, che ottiene il peggior risultato di sempre (23,9%), sbagliando sia il candidato sindaco sia la lista sia la campagna elettorale, con una clamorosa gaffe sul fallimento della società di calcio (poi risultato una bufala). A spagliare le carte pure una civica forte, quella di Francesca Pagnutti, che prende il 22,9%. Chissà dove ha pescato, probabilmente ovunque. Resta il fatto che il centrodestra vale più del 50% da solo, se si considera che Valeriano Ottolini (Lega Nord) ha collezionato il 16,4%. Insomma, game over.

Corbetta, disastro Pd, disastro Rondena

Qui il Pd, grande favorito di queste elezioni, ha infilato uno sfondone dietro l’altro e ha rischiato di restare escluso dal ballottaggio. Alla fine il candidato sindaco, Fulvio Rondena, accede al secondo turno in virtù di un poco lusinghiero 25,67% (il terzo classificato, Luca Ferrari della Lega Nord, ha preso il 25,26% e ha mancato il ballottaggio per un pugno di voti: una campagna elettorale, la sua, curata ed efficace). Primo classificato è invece Marco Ballarini (centrodestra) con il 27,78%. Quest’ultimo ha condotta una bella campagna e ora riparte da favorito, perché difficilmente gli elettori della Lega voteranno il Pd. Ma le considerazioni da svolgere su Corbetta sono altre. La prima: anche qui il centrodestra unito avrebbe con ogni probabilità vinto al primo turno, disponendo virtualmente di un 53%. La seconda: appare a tutti evidente il disastro del Pd, che si è alleato con ‘Il Gabbiano’, contenitore di amministratori uscenti di Forza Italia, ex leghisti, ex An e chi più ne ha più ne metta. Una marmellata indigesta, che gli elettori di centrosinistra hanno preferito non mangiare. Come dare loro torto? La terza: il candidato sindaco (come noi avevamo ampiamente previsto) non si è dimostrato all’altezza della situazione e forse non merita di guidare una città. E’ altezzoso, insofferente alle critiche, incapace di rapportarsi con la stampa e con quel piglio di supponenza, che tipico della sinistra pseudo-intellettuale. La quarta: come a Sedriano nel 2015 e a Vittuone in questa tornata, il Pd sconta la mancata alleanza con la sinistra (a Corbetta Sonia Lobate raccoglie un onorevole 4,81%). Il dialogo è stato impossibile, perché i ‘dem’ pensano sempre di essere autosufficienti e dopo piangono, quando è tardi. Considerazioni a parte merita il risultato del Movimento 5 Stelle. L’avevamo accreditato del 10% e ha preso un po’ di più, il 13,53%. Il risultato, in sé, non è male, ma il ‘caso Sedriano’, dove i ‘grillini’ hanno vinto nel 2015, sembra irripetibile. Ci vogliono 5 anni di lavoro. E al prossimo giro, al ballottaggio, potrebbe andarci il candidato M5S. Da ultimo, la Lista Rosa di Cristina Calati (2,96%): in tutta onestà nessuno ne ha capito il senso, neppure gli elettori. Del resto, quando il punto qualificante del programma è un cimitero per animali, beh, si fatica non ridere.

Dairago, finisce un’era

Fine ingloriosa per il centrodestra, al governo di Dairago da 25 anni: la lista di Massimiliano Rampazzo arriva ultima con il 30%. Boom del Lega Nord, che con Federico Dal Cin centra il 30,11%, che però non basta per battere la candidata del Pd, Paola Rolfi, che diventa sindaco con il 39,89%, nonostante i problemi interni e la sezione ‘dem’ commissariata. Solita considerazione: il centrodestra unito, a Dairago, supera il 60%. Le vecchie ruggini hanno impedito l’alleanza, ma basta poco per riprendersi il comune. Sarebbe bastato, in questo caso, che la maggioranza uscente avesse accettato Dal Cin candidato sindaco con un patto Lega-Forza Italia. Invece, dopo aver messo radici in comune, si sono sentiti invincibili. E il risultato è che il Pd, per la prima volta, sale a palazzo.

Robecchetto con Induno, il miracolo di ‘Lele’

Lui, Giorgio Braga, il nuovo sindaco, vanta un’esperienza ventennale in comune. E forse non si può considerare il nuovo che avanza. Ma la sua lista sì, rinnovata al 90% e con una voglia di riscatto che mancava da anni. E dire che fino all’ultimo Civitas è stata in dubbio se presentarsi o meno. Alla fine ce l’hanno fatta, merito in gran parte di Daniele ‘Lele’ Colombo, ci voleva un ‘pazzo’ per crederci: spodestare le grandi famiglie di Robecchetto dal municipio non era affatto semplice, anzi. Braga prende il 46,08%, contro il 39.61% dello sfidante Giuliano Piloni (per la verità un candidato ‘debole), sostenuto dal sindaco uscente Maria Angela Misci, sulla quale ricade buona parte della sconfitta. A giocare un ruolo importante è stata anche la neutralità di Gianluigi Candiani, imprenditore del tessile e patron della Trc. Stavolta si è defilato (nelle ultime due elezioni era schierato con Misci), impartendo una sorta di ‘liberi tutti’. E gli elettori hanno detto a chiare lettere che volevano cambiare, scegliendo il centrosinistra contro un centrodestra un po’ ‘bollito’ e un Movimento 5 Stelle (Gabriele Furlan prende il 7,22%) ancora troppo giovane per ambire alla vittoria.

Turbigo, alziamo le mani

Quando un sindaco uscente, Christian Garavaglia, prende il 56,33% nonostante scandali e polemiche attorno ai suoi candidati (il caso di Maria Colombo e il caso di Marzia Artusi, giusto per citarne due), allora vuole dire ai cittadini va tutto bene così, che cambiamento ed etica pubblica non sono priorità e che la giunta uscente ha ben amministrato o, perlomeno, non ha scontentato i propri elettori. Il centrodestra, che a Turbigo correva unito nonostante lo strappo dei militanti leghisti, ottiene la percentuale che normalmente centra alle elezioni nazionali. Voto più, voto meno. ‘Turbigo da Vivere’, lista civica di centrosinistra ma aperta a più mondi, non va aldilà del 35% e forse Antonella Bonetti è stata troppo timida in campagna elettorale: scandali e polemiche, sollevati dal nostro giornale, sono caduti un po’ nel vuoto. Anche perché a Turbigo c’è una situazione paradossale: il Pd (candidato sindaco Simone Meazza) ha passato la campagna elettorale ad attaccare ‘Turbigo da Vivere’ anziché il sindaco uscente di Forza Italia. Al punto tale che qualcuno, scherzando, ha pure parlato di tacito accordo, come se i ‘dem’ fossero più interessati alla sconfitta di Bonetti piuttosto che a quella di Garavaglia. Resta il fatto che il Pd prende il 4,49%, il risultato più basso d’Italia. Per capire i rapporti difficili all’interno del centrosinistra bisogna tornare indietro di decenni. E magari non è indifferente il fatto che Turbigo ebbe il peggior Partito Comunista della provincia di Milano. Ma di questo parleremo un’altra volta. Ultimi classificati i ‘grillini’ di Roberto Malagnino (4,07%): peccato, perché i militanti del Movimento 5 Stelle meritavano di più. Sia Pd sia M5S restano fuori dal consiglio comunale.

Villa Cortese, senza storia

E’ l’unico caso in cui, in una gara a due, il centrodestra unito perde. Difficile dire perché. A Villa si respirava aria di cambiamento e il candidato sindaco Nadia Castiglioni (44,32%) sembrava la persona giusta. Invece il vicesindaco uscente Alessandro Barlocco ha sbancato con il 55,68%. E c’è poco da commentare. La speranza per il centrodestra è che Castiglioni non demorda, si faccia le ossa all’opposizione e ci ritenti tra 5 anni. Villa si conferma – assieme alla piccola Mesero – un feudo di centrosinistra. Forse anche perché qui i partiti non ci sono. Insomma, non c’è il Pd a fare casino 🙂

Vittuone si tinge di verde

Il nostro sondaggio, in effetti, lo dava in testa. E infatti Stefano Zancanaro (Lega Nord) ha vinto con il 31,83%, complice anche l’astuta alleanza con Anna Maria Restelli, che da sola vale centinaia di preferenze. Il Pd dell’assessore uscente Ivana Marcioni ha lottato fino all’ultimo, ma si è fermato al 29,95%, cioè a 80 voti dalla vittoria. E’ già un miracolo, se si pensa che il Pd (vincitore con Fabrizio Bagini nel 2012) ha passato 4 anni a litigare e poi ha pure mandato a casa il proprio sindaco, lasciando il figlio del dottore in eredità. Ma qui, come in altri casi, la considerazione è sempre la stessa: Enzo Tenti (ex sindaco, candidato di Forza Italia) ha preso il 23,15% e questo vuol dire che il centrodestra sfiora il 55%. Discreto successo per Diego Manfredi (M5S): 14,37%. Ora i ‘grillini’ hanno 5 anni per crescere.

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