gallera

In vigore a San Marino, in Svezia, in Inghilterra, in una città Usa e in Canada: le stronzate, noi, le copiamo subito. La legge anti-fumo al volante, che il ministro della Salute Beatrice Lorenzin vuole a tutti i costi far approvare al parlamento, è solo l’ultima follia di una nazione che mostra i muscoli ai deboli e fa le moine ai ‘forti’. Così mafiosi, corrotti ed evasori fiscali restano impuniti, mentre col cittadino che si accende una ‘sizza’ in macchina, beh, scatta la tolleranza zero

3 APRILE 2016

di Ersilio Mattioni

ROMA – Se lo fanno in Inghilterra, in Svezia, in Canada (solo se ci sono minori nell’abitacolo), nella città statunitense di Bangor (nel Maine) e persino nella più antica repubblica del mondo che è San Marino, beh, allora perché non in Italia? Noi, d’altra parte, non ci sogniamo mai di copiare le cose positive – come la meritocrazia anglo-americana o il livello di vivibilità canadese – ma per le stronzate siamo sempre i primi. E allora avanti con la legge anti-fumo nelle auto, pallino del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che sembra aver capito un fatto in sé evidente a molti: nessuno si ricorderà di lei né del suo ‘lavoro’. Dunque, come fare per passare alla storia? Ed ecco la trovata geniale: vietare agli italiani di fumare alla guida.

La proposta di legge

Nel torrido luglio 2015 un gruppo di 17 senatori di centrodestra (in particolare Forza Italia, fra cui i talentuosi Antonio Razzi e Domenico Scilipoti) non sanno come ingannare il tempo in attesa delle vacanze. Così si inventano un disegno di legge. E’ il numero 1902 (per leggere il testo depositato al Senato clicca qui). Consiste in una modifica al Codice della strada. I cervelli purtroppo non in fuga spiegano che “accendere una sigaretta mentre si è alla guida di un’automobile provoca una diminuzione del proprio livello di attenzione, con conseguente aumento delle probabilità di provocare un incidente”. E ancora: “Anche il fatto che l’aria dell’abitacolo diventa irrespirabile può incidere sulla reattività del guidatore senza che egli se ne avveda, aumentando il pericolo di incidenti”. Non è finita: “Fumare mentre si guida determina una situazione equiparabile a quanto accade in caso di uso di apparecchi radiotelefonici mentre si è al volante”. Da ciò l’idea di inserire nel Codice della strada l’articolo 173 bis: “E’ vietato al conducente fumare durante la marcia”. Lo scopo è equiparare la sigaretta al cellulare, con tanto di multa da 161 a 686 euro.

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I dubbi

Ci perdoneranno i cervelli non in fuga, ma noi vorremmo sommessamente sapere se quel giorno, prima di scrivere queste ‘fregnacce’, sono passati alla buvette (dal dizionario Treccani: “Piccolo bar per la mescita di bibite e liquori”) oppure se questo capolavoro l’hanno concepito da sobri. Nel primo caso si spiega tutto, nel secondo invece c’è da essere preoccupati, più di quanto già non siamo, per le sorti della nazione. Primo: un fumatore, quando accende la sigaretta in auto, sarà al limite più attento del solito. Secondo: chi è tanto fesso da rendere l’aria dell’abitacolo irrespirabile? Si tiene sempre il finestrino abbassato quel tanto che basta per far uscire il fumo. Terzo: fumare è come parlare al cellulare? Oh ragazzi, ma siete seri o cosa?!

San Marino fa scuola

Già nel 2008 i governanti della repubblica più antica del mondo, nota terra per esportatori di denaro ‘sporco’ che gonfiano i forzieri delle banche e dello Stato, si erano cimentati con la legge anti-fumo in auto. E c’è da dire che pure da quelle parti i cervelli abbondano. Basta leggere le motivazioni, scritte nero su bianco dalla mano del legislatore sanmarinese. Innanzitutto, bisogna perseguire “la tutela della salute pubblica dall’esposizione al fumo di tabacco”. Allora ci si chiede: ma se uno viaggia da solo, da chi dovete tutelarlo? Da se stesso? E se uno viaggia con un amico anch’egli fumatore? Inoltre: “La sigaretta mentre si guida è legata a tre situazioni di pericolo: l’accensione, la possibile caduta di cenere con rischio di incendio e l’effetto della nicotina a livello neurologico”. E qui non si sa se ridere oppure piangere. C’è libertà di espressione, d’accordo. Ma offendere l’intelligenza altrui dovrebbe essere un reato. Andiamo avanti: se cade la cenere, c’è il rischio di un incendio? Ma che film avete visto?! Non si conosce un solo caso al mondo in cui un’automobile sia andata a fuoco per colpa della cenere di una sigaretta. Infine la perla delle perle: la nicotina assunta in auto ha effetti a livello neurologico. Ah sì? E se invece fumi a casa tua o seduto sulla panchina dei giardinetti pubblici, l’effetto a livello neurologico non c’è? Siamo chiaramente oltre il delirio. E c’è di più: la sanzione si applicherà sia al guidatore sia agli ignari passeggeri, se non vi hanno chiesto il permesso di fumare. Surreale.

Un impegno preciso: copiare

Razzi, Scilipoti e gli cervelli non in fuga, dunque, copiano San Marino. Ecco gli argomenti a sostegno del divieto di fumare durante la guida: “La necessità della tutela della salute dei terzi viaggiatori, in particolare i bambini, i quali sono sottoposti al dannosissimo fumo passivo”. Ma non basterebbe proibire il fumo in macchina se c’è un minore? Oppure, “il fatto che spesso, e per consuetudine quasi automatica, il conducente getta fuori dal finestrino il mozzicone acceso, rischiando di appiccare incendi sia a bordo strada sia in auto, perché il gesto di eliminare dall’abitacolo di un veicolo in corsa la sigaretta provoca, a contatto con il vento, la dispersione all’interno del veicolo di ceneri accese che possono causare incendi all’interno del veicolo stesso”. Capito? Se butti la sigaretta fuori dal finestrino, incendi sia il bosco sia la tua auto a causa della caduta delle ceneri a contatto col vento. Non ci si crede eh?! Eppure l’hanno scritto sul serio. Di nuovo, ma non basterebbe proibire di buttare i mozziconi dal finestrino? Che poi, per la verità, è già vietato oggi.

Arriva il ‘baraccone’, atto I

In mezzo a siffatto puttanaio in cui chi la spara più grossa vince, non poteva certo mancare il Codacons. Già, l’italica associazione che dovrebbe difendere i consumatori vessati e che invece, dal lontano 2008, sospinge la campagna “fumo al volante, pericolo costante”. Siamo a posto. Secondo il presidente del Codacons, che allora come oggi è il sempiterno Carlo Rienzi, “ci sono 5 secondi di guida cieca all’accensione della sigaretta, in cui un’auto può percorrere decine e decine di metri e generare gravi incidenti”. A parte che il buon Rienzi potrebbe evitare di portare sfiga, abbiamo già avuto modo di chiarire che un fumatore sa accendere la ‘sizza’ senza distogliere neppure per un secondo gli occhi dalla strada. Anzi, sarà al limite più attento. Ma allora, perché non vietiamo il navigatore durante la marcia (altro che 5 secondi di guida cieca) o il cellulare (pure con l’auricolare è una distrazione) o la radio (cambiare le canzoni e canticchiare può essere pericoloso)? E vogliamo forse consentire di bere a canna una bottiglietta d’acqua? Pericolo pericolo! Ecco, secondo il ragionamento di Rienzi le automobili dovrebbero essere come una cella carceraria da 41bis, ovvero l’isolamento totale che si applica ai mafiosi. E visto che da tempo si discute di rivedere la radicale misura di custodia in carcere (considerata disumana anche per chi si è macchiato di reati gravissimi), è facile prevedere cosa succederà nella nostra repubblichetta dei campanelli: i mafiosi in prigione godranno di condizioni migliori, mentre agli automobilisti applicheremo il 41bis. Avanti così.

Arriva il ‘baraccone’, atto II

L’Italia è la nazione dove per affrontare un problema si crea una organismo ad hoc. Poi si creano altri dieci sottorganismi con lo scopo di semplificare il lavoro al primo. Risultato: stipendi d’oro per tutti e problemi sempre irrisolti. Così, dopo il Codacons spunta l’Adiconsum. Cos’è? Boh. Sappiamo che anche questa associazione, sempre nel 2008 per bocca del presidente, Raffaele Caracciolo, si è detta interessatissima alla legge anti-fumo in auto, avendo colto “un’importante novità che andrebbe estesa all’Italia”. E dopo questo pensiero sublime, per profondità e originalità, può calare il sipario. Viva la Repubblica! Viva l’Italia!