La 42enne, di Magnago con Bienate, fu trovata morta l’8 giugno 2014 sotto un cavalcavia della superstrada Boffalora-Malpensa, all’altezza dell’uscita di Castano Primo. Il caso fu classificato come suicidio, ma oggi la Procura di Busto Arsizio riapre l’inchiesta. Il referto del medico legale: “Lividi con graffi sul collo della donna”. La famiglia di Sabina, dall’inizio, solleva dubbi

12 GIUGNO 2016

di Deborah Alì

MAGNAGO CON BIENATE (MILANO) – La morte di Sabina Saporiti resta un mistero. Al punto che la Procura di Busto Arsizio, dopo aver formulato l’ipotesi del suicidio, oggi riapre le indagini. La famiglia, del resto, nutre da sempre forti dubbi sul fatto che Sabina abbia deciso di togliersi la vita. E nei giorni scorsi è stata rivelata, da un referto del medico legale, la presenza di graffi e lividi intorno al collo, ferite incompatibili con la caduta dal cavalcavia.

I fatti

Pochi giorni fa ricorreva l’anniversario della morte di Sabina. E’ da quel giorno che i suoi genitori si battono per far chiarezza sulla dinamica degli avvenimenti di quella domenica mattina. Era l’8 giugno del 2014, poco prima dell’ora di pranzo, quando lungo la superstrada Boffalora-Malpensa fu ritrovato il corpo esanime di una giovane donna. Dai documenti presenti nella vettura abbandonata poco distante, alla rotatoria dell’uscita di Castano Primo Nord, si è risaliti a lei: Sabina Saporiti, 42 anni, residente a Magnago con Bienate. Per la giovane donna non c’è stato niente da fare: il lancio nel vuoto non le ha lasciato alcuna possibilità di sopravvivenza. Sabina era cresciuta a Bienate, dove tuttora vivono i genitori. Dalla sua casa, quella domenica mattina, era partita in macchina per trovare poco dopo la morte.

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I dubbi

Da circa 15 anni si era trasferita, con il marito e la figlia, in una villetta bifamiliare di Magnago. Da decenni faceva la modellista nella storica tessitura TreValli di Vanzaghello, i colleghi e le colleghe sono stati più volte interrogati dagli inquirenti sullo stato mentale della donna nei giorni precedenti all’incidente. E, infine, da molti anni, era una cintura nera dello Japan Karate Shotokan di Castano Primo; ed è proprio questo ultimo, ma importante, tassello della sua vita a non far trovare la pace ai suoi cari. Sabina era allenata e possedeva una preparazione tecnica, tale da resistere a una eventuale aggressione. In molti non si sono rassegnati ad archiviare il caso come un suicidio e in questi anni, soprattutto i genitori, non si sono dati pace e hanno continuato a cercare delle risposte.

Le indagini

Nonostante le indagini non si siano mai completamente concluse, adesso anche gli inquirenti sono fermamente convinti di voler risolvere il complicato enigma intorno allo morte di Sabina. In questi giorni è stato reso noto che il risultato autoptico, conseguente agli accertamenti dopo la tragedia, potrebbe confermare quello che i genitori hanno sempre sostenuto: Sabina non si sarebbe tolta la vita. Il medico legale che ha effettuato l’autopsia, infatti, oltre ai gravi traumi causati dalla caduta sull’asfalto che hanno portato alla morte immediata, ha rilevato la presenza di lividi con graffi sul collo. “I segni – come si legge sul referto – sono assolutamente incompatibili con la caduta e quindi risalgono all’intervallo di tempo tra quando (Sabina) ha lasciato la casa dei genitori e l’arrivo al cavalcavia”.

La nuova pista

Perché Sabina, che aveva lasciato la casa dei genitori ed era attesa dal mariti e dai figli per pranzo, si è diretta verso la Boffalora-Malpensa? Chi doveva incontrare? E perché? Sono queste le domande ancora senza risposta. Sono queste le domande a cui, però, bisogna cercare di rispondere, se si vuole appurare la verità su quella tragica domenica.

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