Il parroco di Ossona, nel Milanese, ha celebrato il 50esimo di sacerdozio. L’assenza della giunta in formazione ufficiale non è passata inosservata. Il sindaco: “Ero via, non cerchiamo visibilità”

6 LUGLIO 2021

di Francesco Bagini

OSSONA (MILANO) – Non è passata inosservata, domenica 27 giugno, l’assenza dell’amministrazione comunale, in formazione ufficiale, al 50esimo di sacerdozio del parroco don Angelo Oldani: atto di laicismo, sgarbo istituzionale o banale dimenticanza? Le voci si rincorrono e Ossona, nel Milanese, ancora una volta, si trasforma nel paese di Peppone e Don Camillo.

Un’assenza rumorosa

Il 27 giugno, alle ore 11, scoccava il mezzo secolo esatto di prediche del parroco ossonese, da 35 anni numero uno della chiesa di San Cristoforo. Nonostante il frastuono del concerto campanario organizzato per l’occasione, la mancanza del sindaco Marino Venegoni ha fatto rumore ed è stata subito cavalcata dai suoi detrattori più vicini al campanile.

“Non cerchiamo visibilità”

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Il primo cittadino non ha certo l’aria del fanatico laicista e pizzicato sulla vicenda, si è giustificato così ai microfoni di ‘Libera Stampa l’Altomilanese‘: “Nel weekend ero via perché ho fatto da padrino a mia nipote. Come giunta abbiamo però voluto omaggiare don Angelo con un pensiero“. Poi Venegoni ha rivendicato la sua sobrietà e quella dei suoi assessori. Un basso profilo messo in campo anche in questa circostanza: “La mia maggioranza è formata da persone che non cercano visibilità”. Alla messa delle 11 era comunque presente la giovane assessore Greta Cardani.

L’incontro privato

Il vicesindaco Giovanni Oldani ha invece donato direttamente il regalo da parte dell’Amministrazione. Sempre ai nostri microfoni Oldani ha aggiunto: “Ho contattato gli organizzatori della cerimonia per attenermi al protocollo. Ho incontrato il parroco e gli ho consegnato una litografia della facciata del santuario di San Bartolomeo e una pergamena di ringraziamento“. L’incontro è avvenuto in forma privata, al di fuori, dunque, dei riti di preghiera.

‘Acqua sul fuoco’

Nel frattempo i parrocchiani hanno scelto di ‘gettare acqua sul fuoco’. Sottolineano che, a causa del Covid-19, la festa aveva in primis un carattere religioso. Infatti i momenti celebrativi più popolari sono stati rimandati al 2022. A loro dire, per tale ragione, le assenze e le presenze di personalità laiche sono passate in secondo piano.

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