IL COMMENTO DI ERSILIO MATTIONI – Quel prete va fermato

A Vanzaghello, Milano, il parroco anti gay colpisce ancora: sull’informatore parrocchiale pubblica un articolo di uno sconosciuto criminologo, il quale sostiene che l’omosessualità è “una anormalità funzionale” e che “la confusione di genere, se non dominata o corretta, può sfociare nel compimento di atti criminali”

29 APRILE 2016

di Deborah Alì

VANZAGHELLO (MILANO) – Frasi durissime, ancora una volta, dell’informatore parrocchiale contro gli omosessuali. Questa volta il parroco di Vanzaghello, don Armando, fa parlare sul ‘Mantice’ il noto criminologo Francesco Bruno, che si lancia in riflessioni particolarmente pesanti circa i gay e il genere gender. E in parrocchia scoppia la bufera, per l’ennesima volta: i parrocchiani sono divisi e qualcuno è letteralmente scandalizzato dal tenore delle frasi pubblicate sul giornalino. “La lobby gay che si spende per la tutela dei diritti degli omosessuali – afferma Bruno – è molto potente e influente, oltre che economicamente forte. Ha avuto la sua brava influenza quando la Organizzazione Mondiale della Sanità ha cambiato la sua posizione. Oggi, come è noto, l’omosessualità non è definita malattia mentale o patologia, questo secondo la Organizzazione Mondiale della Sanità e ne prendo atto. Io resto dell’idea che si tratta ancora di un’anormalità funzionale e non muto idea”. Omosessualità come malattia, quindi, secondo il criminologo: frasi choc, che sono destinate a sollevare un vero e proprio polverone in paese. Bruno prosegue la sua riflessione sulla teoria gender: “I recenti delitti e fatti di sangue, penso a quello della povera professoressa Rosboch di Ivrea e al caso Varani di Roma, dimostrano che abbiamo raggiunto e forse superato ogni limite. Eppure io ne ho visti tanti. L’uomo ormai crede di essere onnipotente – spiega Bruno nell’intervista – e pare aver smarrito qualsivoglia forma di remora etica in spregio al valore della vita che era e resta un bene da difendere”. Ma le dichiarazioni si fanno più marcate: “Penso al gender. O a quella che si chiama cultura del gender e che di cultura non ha nulla e io la reputo una autentica follia. Scegliere il genere o l’identità sessuale secondo la propria volontà o capriccio del momento è una cosa che può portare, non sempre, a conseguenze devastanti nel tempo. Spiacevolmente questa falsa cultura, non punto il dito sulle singole persone, è passata e sta passando anche da noi dagli Stati Uniti e obbedisce a enormi interessi finanziari. Lo ripeto: la cultura gender così come promossa è un arbitrio privo di buon senso. Inoltre, e i delitti sembrano confermarlo, la confusione di genere se non dominata o corretta, può sfociare, non accade sempre, nel compimento di atti criminali, questo va detto e denunciato senza paura”.

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