Castano-Robecchetto, i summit mafiosi nel terreno in campagna: pranzi, riunioni, affari e nuovi affiliati alla ’ndrangheta

L’inchiesta Hydra rivela come un terreno agricolo tra a Castano e Robecchetto (intestato a una donna di Buscate) sia stato usato per summit mafiosi, pranzi, affari e nuove affiliazioni alla ’ndrangheta

di Ersilio Mattioni

CASTANO PRIMO-ROBECCHETTO CON INDUNO (MILANO) – C’è un terreno agricolo che nelle carte dell’inchiesta Hydra emerge come uno dei luoghi simbolo della criminalità organizzata nell’Altomilanese. È qui, in via Marconi, in un appezzamento riconducibile a Giacomo Cristello, che si sono svolti summit mafiosi, riunioni riservate e cerimonie di affiliazione della ’ndrangheta.

Il terreno dei summit di mafia tra Castano Primo e Robecchetto con Induno
Il terreno dei summit di mafia tra Castano Primo e Robecchetto con Induno

L’inchiesta Hydra

L’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Milano ha svelato l’esistenza del cosiddetto “consorzio delle mafie”, l’alleanza tra ’ndrangheta, camorra e cosa nostra che puntava a spartirsi affari e interessi in Lombardia. Tra le città finite sotto la lente ci sono Corbetta (leggi qui l’approfondimento) e, soprattutto, Castano Primo, divenuto luogo di incontro e di legittimazione per i clan.

Il terreno di Cristello

Il terreno di via Marconi, nella disponibilità di Giacomo Cristello, era molto più di un orto con prefabbricati: nelle carte viene indicato come spazio per summit, pranzi e riunioni. Non solo: veniva utilizzato per le cerimonie di affiliazione, quelle in cui nuovi uomini giuravano fedeltà alla ’ndrangheta e venivano attribuite doti e cariche interne. Una vera e propria base operativa.

Il terreno dei summit di mafia tra Castano Primo e Robecchetto con Induno
La mappa (estratta dalla banca dati dell’Agenzia delle Entrate) con l’indicazione del terreno in uso a Giacomo Cristello e utilizzato per i summit mafiosi

La figura di Cristello

Nato e cresciuto nell’orbita della locale di Legnano-Lonate Pozzolo, Giacomo Cristello è affiliato da quarant’anni. Nelle intercettazioni racconta: «Io sono associato da quando avevo sedici anni, è quarant’anni che faccio questa vita». A disposizione dei boss, secondo i magistrati si occupava di estorsioni, intimidazioni, affari di droga e della cassa comune per il sostegno dei detenuti. Con il suo terreno ha offerto un luogo sicuro per incontri e summit, al riparo da sguardi esterni.

Il capo dell’Altomilanese

Accanto a lui, nelle carte compare sempre Massimo Rosi, considerato il capo della ’ndrangheta nell’Altomilanese. È lui a organizzare gli incontri, a chiamare gli “storici” affiliati e a gestire i rapporti con la Calabria e con Vincenzo Rispoli, boss detenuto al 41 bis. Proprio a Castano, il 23 aprile 2021, si tiene il summit più rilevante: vi partecipano uomini della ’ndrangheta e anche esponenti di cosa nostra siciliana, come i Nicastro e i Fidanzati.

La proprietaria formale

Sulla carta, il terreno di via Marconi non apparteneva a Giacomo Cristello, ma a G.M., nata a Cutro nel 1964 e residente a Buscate. Donna incensurata, vedova di T.M., anch’egli senza precedenti, G.M. compare come proprietaria catastale dell’appezzamento. Nelle intercettazioni però emerge chiaramente che il terreno era nella disponibilità effettiva di Cristello, tanto che nell’ottobre 2021 egli stesso discuteva con il fratello Francesco della necessità di intestarglielo formalmente. Una mossa per occultare la reale riconducibilità del bene e mantenerne il controllo nell’orbita familiare.

I conti della mafia

Le intercettazioni ambientali rivelano che in quel terreno non si celebravano solo rituali. Qui si discuteva anche di soldi: cifre da 60.000 euro, spartizioni, quote da dividere tra i clan. “Se vi sta bene bene, se no sta bene lo stesso”, diceva Massimo Rosi agli altri, imponendo regole e ricordando che chiunque volesse trattare doveva “bussare e chiedere”.

Una base nel cuore dell’Altomilanese

Un fazzoletto di campagna svela il volto nascosto dell’Altomilanese: cuore pulsante del “consorzio delle mafie”. L’inchiesta Hydra l’ha portato alla luce, mentre le istituzioni – la politica tutta – sembra indifferente alle penetrazioni malavitose in un territorio che, incredibilmente, si considera ancora un’isola felice.

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