La Direzione distrettuale antimafia ricostruisce i rapporti tra Logicoop e Unoundici: Corbetta diventa snodo di affari, false fatturazioni e legami mafiosi
CORBETTA (MILANO) – L’inchiesta Hydra, che ha svelato il “consorzio delle mafie” in Lombardia – un’alleanza tra ’ndrangheta, camorra e cosa nostra – tocca da vicino anche Corbetta. Nel comune alle porte di Milano, circa 19 mila abitanti, emergono società, indagati e legami diretti con i clan coinvolti nell’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Milano.
Le società della logistica nel mirino
A Corbetta ha sede una succursale della Logicoop Srl, società attiva nella movimentazione merci, con sede legale a Orbassano (TO). La società è stata dichiarata fallita, ma secondo i magistrati veniva utilizzata dal gruppo Senese per un vasto giro di false fatturazioni, evasione dell’IVA e riciclaggio di denaro. Le investigazioni hanno documentato che attraverso Logicoop e altre società collegate sono state emesse false fatture per oltre 300 mila euro.
Il ruolo di Gioacchino Amico
Le carte dell’inchiesta parlano chiaro: Logicoop e la cooperativa Unoundici, operante nel settore dei servizi logistici, sono entrambe riconducibili a Gioacchino Amico, considerato un boss della camorra, esponente di spicco del clan Senese e figura centrale del “consorzio delle mafie” lombardo. Amico ha vissuto per circa un anno e mezzo ad Arconate e nelle intercettazioni si vantava dei suoi rapporti con politici importanti. Aveva in tasca una tessera di Fratelli d’Italia e dichiarava apertamente di voler costruirsi una legittimazione pubblica nel territorio.
L’indagato di Corbetta
Tra gli indagati di Hydra c’è anche P.D.M., nato a Mazara del Vallo e residente fino a qualche anno fa proprio a Corbetta (prima di trasferirsi a Mesero). P.D.M. ricopre la carica di vicepresidente della cooperativa Unoundici, con sede a Mesero. La sua posizione è di rilievo, perché lo lega non solo alle società della logistica finite nel mirino, ma anche a contatti diretti con esponenti di cosa nostra.
Il filo con Messina Denaro
Le carte della Dda ricostruiscono episodi significativi: nel novembre 2021 Paolo Aurelio Errante Parrino, boss di cosa nostra residente ad Abbiategrasso, cugino di Matteo Messina Denaro e oggi in carcere ad Ancona dopo l’arresto avvenuto all’ospedale di Magenta, tentò due volte di contattare il telefono intestato a P.D.M.. Non è tutto: già nel 2017 P.D.M. era stato controllato in Sicilia con Raffaele Urso, poi arrestato nell’operazione ‘Anno Zero’, che portò alla cattura di 22 soggetti vicini proprio a Matteo Messina Denaro.
Legami mafiosi: non è la prima volta
Non è la prima volta che Corbetta finisce al centro di un’inchiesta di mafia. Nell’ottobre 2011 l’operazione Grillo Parlante – indagine sui rapporti tra politica e ’ndrangheta che portò all’arresto di 21 persone, tra cui un assessore regionale, e allo scioglimento per mafia del comune di Sedriano – mise in luce che uno dei capi della ’ndrangheta del territorio viveva proprio a Corbetta: Vincenzo Evolo, braccio destro del boss Sabatino Di Grillo di Cuggiono.
Corbetta nell’orbita del “consorzio delle mafie”
Le connessioni emerse delineano un quadro inquietante: Corbetta compare nelle carte di Hydra non come un semplice sfondo, ma come nodo operativo di società di logistica e residenza di un indagato in contatto con boss di cosa nostra. Le investigazioni mostrano come qui convergano interessi di camorra e mafia siciliana, dentro quello che i magistrati hanno definito un vero e proprio “consorzio delle mafie” con l’obiettivo di fare affari in tutta la Lombardia con droga, armi e rapporti con la politica. L’impressione è che le istutuzioni locali stiano sottovalutando il problema. Anzi, lo stiano proprio ignorando.






