Inchiesta Mantovani – Arconate chiede danni a ex sindaco: per ora 500.000 euro

Arconate, dove Mantovani fu sindaco per 13 anni, sarà parte lesa in caso di processo. Si contano i danni nell’operazione casa di riposo privata (affare da 10 milioni), nella compravendita di un palazzo del ‘600 e negli appalti per le scuole. Poi ci sono i danni d’immagine

24 FEBBRAIO 2016

di Redazione

ARCONATE (MILANO) – La Procura di Milano ha formalmente identificato il Comune di Arconate come “parte offesa” nel procedimento penale a carico dell’ex sindaco Mario Mantovani, sul quale pende una richiesta di rinvio a giudizio per corruzione, concussione, turbativa d’asta e abuso d’ufficio. E’ stato il Pubblico ministero titolare dell’inchiesta ‘Entourage’, Giovanni Polizzi, a inviare all’amministrazione comunale del sindaco Andrea Colombo la convocazione all’udienza del prossimo 8 marzo, nella quale si comincerà a discutere se prosciogliere Mantovani dalle accuse oppure mandarlo a processo.

Il nuovo sindaco di Arconate: “Costituirsi parte civile è un atto doveroso”

Ma in quella sede dovrà essere presa anche un’altra decisione, decisiva per i destini della piccola Arconate: il Comune dovrà cioè pronunciarsi sulla costituzione di parte civile in caso di processo, allo scopo di poter quantificare gli eventuali danni (materiali e d’immagine) che le azioni dell’ex sindaco Mantovani (in carcere dal 13 ottobre al 20 novembre 2015, oggi ai domiciliari, con tanto di allarme della Procura circa la sicurezza degli arresti in casa) hanno arrecato ai cittadini di Arconate. La giunta, nei giorni scorsi, ha deliberato che si costituirà come parte offesa: “Si tratta – ha spiegato il sindaco Colombo – di un doveroso atto, sul quale non abbiamo avuto esitazioni. Se il nostro Comune ha subito danni a seguito delle vicende contestate a Mantovani e ad altri indagati, è giusto che questi danni vengano risarciti”.

La conta dei danni: finora 500.000 euro, ma serve una perizia approfondita

Già, ma a quanto ammonterebbero i danni? Ci sono quelli d’immagine, per aver leso le istituzioni e il buon nome del paese. E poi ci sono quelli materiali. L’unica certezza, finora, è nelle carte della Procura, che identifica in circa 500.000 euro la cifra pagata in più dal Comune per l’acquisto di palazzo Taverna: 1,1 milioni per l’immobile del ‘600 più 500.000 euro di interessi passivi per l’occupazione del palazzo (cifra che secondo i magistrati è stata fatta lievitare apposta da Mantovani, nella sua doppia veste di sindaco e proprietario occulto dello stabile tramite un prestanome, la società Le Ginestre Srl). Ulteriori danni però vanno ancora quantificati in due circostanze: il maxi affare della casa di riposo privata da 10 milioni (per l’accusa Mantovani ha procurato un ingiusto vantaggio a se stesso a discapito dei cittadini della piccola Arconate, dove l’ex vicepresidente della Lombardia fu sindaco per 13 anni, dal 2001 al 2014) e gli appalti delle scuole, oggi bloccati perché oggetto dell’inchiesta. Per stabilire l’esatta cifra che il Comune potrebbe chiedere all’ex sindaco di restituire sarà necessario nominare un perito.

Il tesoro immobiliare del politico berlusconiano: 11 milioni di euro

Secondo la Procura Mantovani negli anni avrebbe cumulato un vero e proprio tesoro immobiliare del valore di 11 milioni di euro. I magistrati vogliono capire in che modo e indagano anche su questo fronte. Appartamenti, terreni, grandi complessi e ville storiche, tutte intestate alla società Spem Srl, dietro la quale il politico si sarebbe ‘schermato’. Spem Srl infatti è controllata da due società fiduciarie, Fidital Srl e Servizio Italia Spa. Ma tali fiduciarie, secondo la pubblica accusa, sarebbero soltanto il sistema usato da Mantovani per non comparire in prima persona.

L’avvocato del politico e l’affare immobiliare: “Avete un prestanome?”

Del resto, che Mantovani non amasse comparire negli affari è testimoniato da un colloquio fra l’avvocato Roberto Lassini (che cura anche interessi immobiliari) e Antonio Pisano (ritenuto il contabile dell’impero Mantovani, composto da società, cooperative e fondazioni). Nella telefonata intercettata del 2 aprile 2015 alle 15.38 l’avvocato discute con il contabile, indagato, dell’impero Mantovani. Lassini (che non è indagato) parla di rogito, di clienti, di interessi da tutelare. E chiede al contabile di indicargli un notaio di fiducia per l’operazione. Dopo qualche ora, alle 18.43, i due si risentono. Lassini parla del nuovo acquisto di Mantovani, uno stabile di proprietà di una famiglia di anziani noto come ‘villa Clerici di Castelletto di Cuggiono’. I proprietari però vorrebbero qualche rassicurazione circa l’acquirente, per evitare di trovarsi brutte sorprese. Lassini, si legge in un’informativa della Guardia di finanza, chiede dunque a Pisano “se il gruppo del loro ‘comune cliente’, il quale ‘lecitamente’ vuole essere schermato nell’acquisto, ha la disponibilità di una società prestanome”. Il contabile risponde prontamente “che ne hanno due a disposizione (verosimilmente si riferisce a Spem Srl e Ticino Srl), ma sono comunque note alla stampa”. Lassini e Pisano concordano che ne riparleranno.