La procura teme che l’ex vicegovernatore della Lombardia comunichi con l’esterno: ad Arconate, nel Milanese, gli uffici del politico sono confinanti con la sua abitazione

15 DICEMBRE 2016

di Ersilio Mattioni

ARCONATE (MILANO) – Un dettaglio, non proprio indifferente, preoccupa la Procura di Milano: la reale efficacia degli arresti domiciliari dell’ex vicepresidente lombardo, che da 20 novembre sconta la detenzione preventiva a casa propria dopo 40 giorni di prigione. Ma il Pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Giovanni Polizzi, teme che la misura dei domiciliari possa rivelarsi insufficiente a limitare la capacità di comunicazione di Mantovani (che nel frattempo ha cambiato avvocato, affidandosi a un legale ‘comunista’, lo stesso che difese con successo Massimo D’Alema nell’inchiesta sulle tangenti rosse).

La Procura ha scritto alla stazione dei Carabinieri di Busto Garolfo per raccomandare ai militari di prestare particolare attenzione nella sorveglianza dell’arrestato. Il motivo è semplice: l’abitazione di Mantovani confina con il suo ufficio politico, già sede di cooperative a lui riconducibili, che è di fatto aperto al pubblico. Ne discende che chiunque, entrando in quegli uffici da via Giolitti, potrebbe agevolmente raggiungere la casa del politico in via Turati attraversando il cortile, senza essere visto né controllato da nessuno. Arresti domiciliari colabrodo? Questo sembra essere il timore degli inquirenti, anche perché nei citati uffici lavorano due fedelissimi del politico di Forza Italia: Maria Angela Gorla (storica segretaria, la cui casa di corsa America fu perquisita il giorno dell’arresto) e Fabio Gamba, autista-tuttofare di Mantovani e consulente dalla Regione (a 22 anni, con un diploma al liceo linguistico, vanta un incarico al Pirellone per “l’analisi della spesa farmaceutica degli ospedali lombardi”).

Lo stesso figlio dell’ex vicegovernatore, Vittorio Mantovani, ha di recente dichiarato a un giornale locale di “far visita tutti i giorni” al padre. Visite legittime, ma se si considera che il figlio Vittorio riveste cariche importanti nelle cooperative di famiglia e che non risiede nella casa paterna, allora forse si comprende meglio la preoccupazione dei magistrati circa il rischio che gli arresti domiciliari non siano una misura sufficiente per impedire a Mantovani di comunicare con l’esterno.

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