Parlano i soci de ‘La Vignola Srl’, che comprarono un edificio dalla società dell’assessore Marzia Artusi e versarono 1,1 milioni di euro. Ma il contratto venne sciolto senza motivo e l’immobile fu di nuovo venduto alla ‘Trc Immobiliare Spa’ di Gianluigi Candiani. Quattro sentenze dei tribunali dicono che la società dell’assessore deve restituire la caparra. Ma ‘Ugo Srl’ nel frattempo è fallita e non versa un centesimo

2 LUGLIO 2016

di Ersilio Mattioni

TURBIGO (MILANO) – “Abbiamo risposto alle domande che ci hanno posto i giornalisti di Libera Stampa l’Altomilanese, mostrando le carte, i documenti, le sentenze dei tribunali, ovviamente per quello che era possibile mostrare (per leggere il servizio completo e visionare i documenti dell’inchesta CLICCA QUI). Il nostro non è mai stato un attacco al sindaco Christian Garavaglia e alla sua giunta, che non conosciamo. Anche se, in tutta onestà, ci saremmo aspettati, da parte di un rappresentante delle istituzioni, un altro atteggiamento: quello di chi cerca di capire, invece che difendere a spada tratta un proprio assessore, senza conoscere gli eventi”. Chi parla è Stefano Zocca, socio de ‘La Vignola Srl’, società che si sente truffata: ha versato 1,1 milioni alla ‘Ugo Srl’ per l’acquisto dell’immobile di piazzetta Cinque Vie, ha subito la rescissione immotivata del contratto preliminare, ha avuto ragione 4 volte nei tribunali, ha chiesto e ottenuto la restituzione dei soldi e non ha ancora visto un centesimo.

Scusi Zocca, lei dice di non aver nulla contro il sindaco. Ma lo sa che il primo cittadino, dopo il primo articolo sulle condanne della società dell’assessore Marzia Artusi, ha chiesto al prefetto di Milano “un intervento urgente” contro Libera Stampa l’Altomilanese?

“La cosa mi ha lasciato perplesso. Ma forse lo dobbiamo ringraziare”.

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Lei dice?

“Sì, perché penso e spero che il prefetto si sia interessato al caso, scoprendo che siamo di fronte a uno scandalo. Magari adesso anche la Procura della Repubblica si muoverà con più rapidità”.

Cosa si aspettava dal sindaco?

“Che cercasse almeno di capire. Non so se è chiaro ciò che è successo. Provo a spiegarlo per l’ennesima volta: c’è un assessore in carica, che è anche socio di ‘Ugo Srl’, società che prima ci promette in vendita un immobile, incassa 1,1 milioni di caparra confirmatoria, poi scioglie il contratto senza averne diritto e perde in tribunale. Viene condannata a restituirci i soldi, ma non lo fa. E un sindaco, sapendo di avere in giunta il proprietario di una società che si è comportato in questo modo sul suo territorio, non ha nulla da eccepire? Francamente, non ci si crede”.

L’assessore Artusi dice che il termine “truffa” è improprio, è sbagliato. Cosa risponde?

“Se l’assessore Artusi preferisce, posso usare ‘appropriazione indebita’, visto che ‘Ugo Sr’ si è tenuta illegalmente i nostri soldi e non li ha mai restituiti al punto di far fallire la società, neppure dopo le sentenze definitive dei tribunali”.

Secondo lei, cos’è successo?

“Difficile dirlo, ma una pista è indicata dalla stessa Artusi, quando dice che ‘Ugo Srl’ aveva un debito con la banca e che la cifra da noi versata (1,1 milioni di euro) è stata utilizzata anche per quello. Se a qualcuno viene il dubbio che fin dall’inizio pensassero di usare i nostri soldi a quello scopo, beh, sarebbe un dubbio legittimo. Anche perché il mutuo in banca scadeva il 23 giugno 2009 e sessanta giorni prima circa, 21 aprile sempre del 2009, la società ‘Ugo Srl’ scioglie il preliminare di compravendita, si tiene la caparra senza diritto e vende a un’altra società (la ‘Trc Immobiliare Spa’ dell’imprenditore di Robecchetto con Induno, Gianluigi Candiani, ndr) a 700.000 euro in meno rispetto al nostro contratto! Tutto ciò non vi fa riflettere sulla premeditazione?”

Però Artusi dice anche che ‘La Vignola Srl’ era inadempiente e non presentava progetti. Perché?

“Cominciamo a mettere i puntini sulle ‘i’. Due tribunali – non certo i soci de ‘La Vignola Srl’ – hanno stabilito che ‘Ugo Srl’ non avrebbe potuto né annullare il contratto né tenersi i nostri soldi. Non voglio essere ripetitivo, ma sul banco degli imputati non ci siamo noi. E se da un lato è vero che abbiamo chiesto proroghe (anche perché redigere il piano di recupero non era affatto semplice), è altrettanto vero che quelle proroghe ci furono concesse da ‘Ugo Srl’ a caro prezzo: l’immobile doveva costare 2,1 milioni, mentre lievitò fino a 2,3 milioni. Il tempo in più che ci venne accordato non fu gratis, anzi”.

Ma dopo le sentenze dei tribunali nessuno di ‘Ugo Srl’ si fece vivo?

“Si fece vivo l’amministratore che subentrò al defunto Roberto Leoni, ma ne perdemmo le tracce”.

Quindi avete presentato una specifica istanza di fallimento?

“Certo. E’ la procedura. Se due sentenze ti condannano a restituire i soldi che hai illecitamente trattenuto e tu non lo fai, si chiede la procedura fallimentare, proprio per recuperare il denaro. Lo prevede la legge e noi ci muoviamo soltanto all’interno di un quadro di legalità. Tant’è che ora abbiamo aperto due fronti: uno con il curatore fallimentare e l’altro con una denuncia penale in Procura”.

Senta Zocca, ci tolga una curiosità. Quando ‘Ugo Srl’ vi ha preannunciato che avrebbe sciolto il contratto, non avete provato a sedervi ad un tavolo e ragionare?

“Forse non ci siamo capiti. Nessuno ci preannunciò nulla: ci mandarono una raccomandata, senza neppure una telefonata preventiva. Non penso quindi che il comportamento delle persone di ‘Ugo Srl’ coinvolte nella vicenda possa definirsi di ‘persone perbene'”.

Artusi sostiene che un socio non prende decisioni, demandate invece all’amministratore. Non è un argomento abbastanza forte?

“Ah sì, e chi sceglie gli amministratori, se non i soci? Oltretutto, in questo caso, sono gli stessi soci a dare mandato all’amministratore di ‘Ugo Srl’ di vendere l’immobile per la seconda volta. Ho l’impressione che l’assessore si confonda, forse volutamente, sulla gestione di una società, sui rapporti d’affari e sulla correttezza dei comportamenti. Ritengo inoltre che sia stata assistita da gente senza scrupoli”.

Parliamo degli incontri in municipio fra il 2007 e il 2008. Lei dice che Artusi era presente, nella doppia (e imbarazzante) veste di assessore all’Urbanistica e socia di ‘Ugo Srl’. Artusi nega e dice che la chiamerà a rispondere in tribunale. Come stanno le cose?

“Ho perfettamente chiara la scena. Municipio di Turbigo, sala al primo piano: il capo dell’ufficio tecnico, il mediatore, l’assessore Artusi, il nostro progettista ed io. Artusi mi denuncia? Veda lei. Se lo fa, reagirò nelle sedi opportune. Ma consiglio all’assessore di risparmiare i soldi degli avvocati. Non vorrei che finissero come i legali di ‘Ugo Srl’, che non sono mai stati pagati e che sono entrati, loro stessi, nella procedura fallimentare per recuperare i soldi delle loro prestazioni”.

Dopo anni, ancora non mollate?

“Assolutamente no. I responsabili di queste operazioni non devono restare impuniti. ‘Ugo Srl’, di cui faceva parte anche Artusi, si è tenuta i nostri soldi, tanti soldi, e non ce li ha restituiti neppure dopo le sentenze di condanna per la sua società, senza mai intraprendere un tentativo di mediazione stragiudiziale. Ritengo che un simile comportamento non sia compatibile con chi amministra le nostre istituzioni. Ma Artusi che pretende, forse le scuse? Oppure le dovremmo dire ‘arrivederci e grazie’?”

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