La Direzione distrettuale antimafia notifica in municipio i rinvii a giudizio di due cittadini imputati nel maxi processo Hydra. Il Comune tace, poi conferma. Ma ora la giunta deve decidere. Torna d’attualità l’ipotesi dello scioglimento per mafia
ABBIATEGRASSO (MILANO) – Nei giorni scorsi la Direzione distrettuale antimafia di Milano ha notificato ufficialmente al Comune i rinvii a giudizio di due cittadini abbiatensi, Paolo Aurelio Errante Parrino e Diego Cislaghi, entrambi imputati nel processo Hydra, una delle più grandi inchieste antimafia degli ultimi trent’anni in Lombardia. La notizia non è stata comunicata dall’amministrazione comunale, ma è emersa grazie a Libera Stampa l’Altomilanese.
Nai conferma, riunione di giunta nei prossimi giorni
Interpellato, il sindaco Cesare Nai ha confermato la ricezione della Pec e annunciato che la questione sarà discussa nei prossimi giorni in giunta. Una discussione tutt’altro che formale, perché la notifica è finalizzata alla valutazione della costituzione di parte civile del Comune e riporta al centro anche il tema, mai sopito, del possibile scioglimento per mafia.
La Pec della Dda e i rinvii a giudizio
La comunicazione arrivata in municipio riguarda il procedimento Hydra, che prenderà il via il 19 marzo nell’aula bunker di Milano per 45 imputati rinviati a giudizio nel rito ordinario. Tra loro figurano Errante Parrino, alias “zio Paolo”, cugino di Matteo Messina Denaro e già condannato per mafia negli anni ’90. E’ indicato dagli inquirenti come esponente di cosa nostra in Lombardia. Accanto a lui Cislaghi, descritto negli atti come fiduciario e factotum operativo di “zio Paolo”. La notifica al Comune non è un atto di cortesia, ma un passaggio previsto per consentire all’ente di valutare se costituirsi parte lesa in un processo che riguarda direttamente la città, perché molti summit mafiosi si sono svolti al bar Las Vegas e nel negozio Arredamentinox, entrambi riconducibili a Errante Parrino.
Il precedente ‘No’ alla costituzione di parte civile
Il tema non è nuovo. In passato la maggioranza di centrodestra aveva già escluso la costituzione di parte civile, una scelta che aveva suscitato forti critiche. Proprio quel ‘No’ viene ora rimesso in discussione dalla Pec della Dda. La giunta è chiamata a tornare su una decisione già assunta, in un contesto profondamente mutato: oggi sul tavolo non c’è più solo un’inchiesta in corso, ma un processo strutturato, con 62 condanne in rito abbreviato e ruoli delineati in un impianto accusatorio già riconosciuto in sede giudiziaria per quanto riguarda l’esistenza di un consorzio delle mafie in Lombardia.
Cos’è davvero Hydra
Hydra non è un’indagine qualsiasi. Il Tribunale di Milano, nella sentenza del rito abbreviato, ha riconosciuto l’esistenza di una struttura mafiosa unitaria in cui cosa nostra, ’ndrangheta e camorra hanno operato insieme. I numeri parlano da soli: 62 condanne, quasi 500 anni di carcere, e 45 imputati che ora affronteranno il dibattimento. In questo quadro, Abbiategrasso non è un dettaglio marginale: due imputati sono residenti in città e alcuni luoghi citati nelle carte dell’inchiesta si trovano sul territorio comunale.
I rapporti con la politica locale
Il peso istituzionale della vicenda Hydra ad Abbiategrasso è legato anche ai rapporti documentati tra Paolo Aurelio Errante Parrino e alcuni esponenti della politica locale. In particolare, dalle carte dell’inchiesta e da materiale reso pubblico emerge il contatto diretto tra il sindaco Cesare Nai ed Errante Parrino, culminato nel 2021 in una visita del primo cittadino al bar Las Vegas, locale riconducibile alla famiglia dell’imputato, nel corso della quale venivano pronunciate minacce di morte nei confronti di un dipendente dell’ufficio tecnico comunale per una vicenda legata ai permessi del dehor. Minacce che il sindaco ha dichiarato di non aver ritenuto credibili e che non furono oggetto di denuncia. Sempre dalle carte giudiziarie risultano inoltre contatti tra Errante Parrino e altri amministratori della maggioranza di centrodestra, in particolare il consigliere comunale Francesco Chillico e l’assessore Flavio Lovati, entrambi area Fratelli d’Italia, indicati negli atti come interlocutori dell’imputato nel processo Hydra. Elementi che, pur non configurando automaticamente profili di responsabilità penale (Nai, Chillico e Lovati non sono indagati), contribuiscono a spiegare perché la posizione del Comune e le sue scelte istituzionali siano oggi oggetto di un’attenzione particolarmente elevata.
Il nodo Catania e lo scontro politico
Nel dibattito cittadino pesa inoltre il caso di Francesco Catania, consigliere comunale di Forza Italia e avvocato difensore di Cislaghi nel processo Hydra. Catania è stato tra i più attivi oppositori sia alla costituzione di parte civile sia all’istituzione di una commissione antimafia. Una posizione che ha acceso lo scontro in Consiglio comunale, con il Pd che ha sollevato un tema di opportunità politica e istituzionale. Pur senza mettere in discussione il diritto di difesa o la presunzione di innocenza, ci si chiede se Catania non si trovi in una sorta di conflitto di interessi: come avvocato deve tutelare gli interessi del suo cliente imputato per mafia, come consigliere deve tutelare gli interessi del comune di Abbiategrasso. Le sue ostinate posizioni, sostenute dentro e fuori dall’aula, contro la costituzione di parte civile e contro la creazione di una Commissione comunale antimafia possono contribuire a innescare un cortocircuito istituzionale. Per questo il sindaco Nai potrebbe chiedere a Catania di dimettersi, un passo indietro per evitare di imbarazzare ulteriormente l’amministrazione.
Il ritorno dello spettro dello scioglimento
L’intera vicenda assume una portata ancora più ampia. La costituzione di parte civile non riguarda solo il processo Hydra, ma si intreccia con il tema dello scioglimento per mafia, misura amministrativa che non richiede condanne definitive, ma valuta comportamenti, contiguità e capacità dell’ente di prendere le distanze da contesti mafiosi. In passato Abbiategrasso è già finita al centro di questo dibattito, anche a seguito dell’interdittiva antimafia che ha colpito il bar Las Vegas. La decisione che la giunta assumerà nei prossimi giorni sarà quindi letta anche come atto di autotutela istituzionale oppure come incapacità di autotutela.
Una scelta che pesa sul futuro della città
La giunta Nai è chiamata a una decisione che va oltre il perimetro giudiziario. Costituirsi parte civile significherebbe smentire una linea politica precedente, ma anche affermare formalmente che il Comune si considera parte danneggiata da quanto emerso nell’inchiesta Hydra. Non farlo, al contrario, rischierebbe di alimentare ulteriori interrogativi sulla capacità dell’ente di tutelare se stesso e la propria credibilità. In gioco non c’è solo una scelta processuale, ma il rapporto tra istituzioni, legalità e fiducia dei cittadini.






