Don Ruggero Conti fu insegnante di educazione sessuale ed educatore all’oratorio, a Legnano: le testimonianze

7 FEBBRAIO 2016

di Sara Riboldi

ROMA – Abusi sessuali su minori e induzione alla prostituzione, arrestato dopo la sentenza definitiva in Cassazione don Ruggero Conti. Arriva al suo epilogo la vicenda di don Conti, l’ex parroco di Selva Candida – parrocchia alla periferia di Roma – ma originario di Legnano. Dopo un processo durato anni, i Carabinieri di Tuscania (provincia di Viterbo) hanno arrestato don Ruggero Conti e dopo un passaggio in un istituto religioso protetto, per lui si apriranno le porte del carcere, dove dovrà scontare una pena di oltre 11 anni.

Vizi privati e pubbliche virtù, la storia di don Ruggero Conti

A Legnano don Ruggero Conti se lo ricordano tutti. Negli anni Ottanta don Conti insegnava educazione sessuale alle scuole medie Bonvesin de La Riva ed era educatore all’oratorio San Magno. Ci sapeva fare con i ragazzi don Ruggero. Per loro era un punto di riferimento. Ma dietro l’apparenza di un prete gentile e aperto al dialogo, ecco l’orco. Don Ruggero Conti viene arrestato dai Carabinieri nel giugno 2008, mentre in canonica si preparava a partire per la Giornata mondiale della Gioventù in Australia. La notizia dell’arresto di don Conti in Vaticano porta il caos. Del resto, don Ruggero era stimato, potente e per un periodo è stato anche consulente per le Politiche della famiglia dell’allora sindaco di Roma, Gianni Alemanno. All’arresto la magistratura di Roma arriva grazie all’attiva collaborazione della Caramella Buona Onlus, associazione leader in Italia nella prevenzione e repressione dei reati di pedofilia: il personale qualificato della Caramella Buona aveva raccolto informazioni dalle vittime di don Ruggero Conti, lavorando al caso per oltre un anno prima dell’arrivo in tribunale.

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Don Ruggero Conti a processo

Il processo di primo grado si svolge in un clima di intimidazioni e minacce, rivolte sia al Pubblico ministero Francesco Lombardo Scavo sia a Roberto Mirabile, presidente della Caramella Buona (che è stata parte civile ai processi, rappresentata dall’avvocato Nino Marazzita). Alla fine arriva la condanna di primo grado: don Ruggero Conti viene condannato a 15 anni e 4 mesi di reclusione per aver abusato di sette ragazzini della sua parrocchia romana tra il 1998 e il 2008. A raccontare quello che accadeva con don Ruggero Conti sono anche dei legnanesi, ora adulti, che a suo tempo avrebbero subito abusi da parte del prete. Gli episodi che li riguardavano sono caduti in prescrizione, ma i loro racconti restano agghiaccianti. La condanna in primo grado viene confermata anche in appello, nel maggio 2013, con una condanna di 14 anni e 2 mesi. La leggera riduzione della pena è dovuta al fatto che tre episodi sono caduti in prescrizione. E finalmente la sentenza della cassazione, che condanna in modo definitivo don Ruggero Conti a oltre 11 anni di reclusione, ritenendo inammissibile il ricorso presentato dai suoi legali. La pena in realtà rimane invariata a 14 anni, ma si devono togliere per legge i giorni già passati nella carcerazione preventiva in carcere o, come nel caso di don Conti, in convento. Finalmente però si può scrivere la parola fine su una vicenda già di per sé grave e resa ancor più grave dal fatto che il protagonista è un prete, colui che per molti è un punto di riferimento.

Chiesa e pedofilia, parla una vittima di don Ruggero Conti

“Ho conosciuto Ruggero Conti quando frequentavo la seconda media. All’epoca insegnava educazione sessuale alle scuole medie Bonvesin De la Riva di Legnano – che ho frequentato – e svolgeva l’attività di educatore all’interno dell’oratorio di San Magno”. Inizia così la storia di una fra le vittime del territorio di Legnano di don Ruggero Conti, ormai adulta. “Ruggero in oratorio ci sapeva fare, tutti i ragazzi gli erano intorno. Dato che la mia famiglia non se lo poteva permettere, ricordo che pagò lui la quota per farmi frequentare il campeggio della parrocchia per ben due volte; mi regalò anche un paio di scarponi da montagna. I miei genitori gli erano riconoscenti.

Una sera organizzò una cena a casa sua, dove lui era l’unico adulto. La cena continuò non ricordo se con un film o foto di campeggi passati; presenti diversi ragazzi e ragazze della mia età (12-13-14 anni). Alla fine solo alcuni rimasero lì a dormire: io e ricordo con certezza solo altri due amici. Non ricordo altre facce ma non lo escludo nemmeno. Io quella notte dormii con lui nel matrimoniale della sua camera. Non ci fu mai costrizione fisica, ma cominciò a toccarmi, masturbarmi e portò la mia mano sul suo pene per far sì che lo masturbassi anche io. Non ricordo se non capivo o se avevo paura; io credo di aver capito e di aver avuto paura, ma non ebbi la forza di ribellarmi… Lo masturbai… Prese il mio pene anche in bocca e mi guidò nel fare la stessa cosa anche a lui. Ho avuto un secondo incontro di questo genere con lui, questa volta di pomeriggio sempre a casa sua, in sala, sul divano.

Nel frattempo non ho detto niente ai miei genitori o ad altri. Ci sarebbe dovuto essere un altro incontro, ricordo che era pomeriggio, ero già arrivato nei presi di casa sua in bicicletta. Ero in preda, suppongo, a una crisi d’ansia. Non ci volevo andare, ma come potevo giustificarmi dopo. E se avesse chiamato casa, cosa avrei dovuto inventare per giustificarmi con i miei e non dire la verità? Non ci andai, tornai dritto a casa, smisi di frequentare l’oratorio di San Magno e lui non si fece più sentire. (…) Di tanto in tanto saltava di nuovo fuori, perché da Roma veniva a Legnano. Tutte le volte che lo vedevo mi ribolliva il sangue. (…) Voglio solo che non succeda più”.

27 aprile 2010, don Ruggero Conti in aula: “Contro di me, accuse fasulle”

“Parlo perché non ho più diritto di tacere, in questo momento non mi importa nulla di strategie processuali e di opportunità psicologiche e mediatiche. Sono un prete, le infamie di cui sono accusato accumulano altro odio, non solo sulla mia persona ma esso rimbalza subito come una pietra sull’acqua per colpire la Chiesa e ferire il Santo Padre. (…) Io qui dichiaro la mia innocenza la totale estraneità rispetto i reati di cui sono imputato; anche se questi stringono intorno a me in una morsa dolorosissima vorrei quasi essere colpevole per poter chiedere perdono per accettare così più serenamente la pena e il giudizio degli altri. (…) Sapevo da tempo che si andava addensando accuse fasulle contro di me. (…) La notizia di questo arresto ha suscitato incredulità e dolore in tutti, proprio tutti a partire dai ragazzi che si accingevano a partire con me ma non una sola famiglia ha manifestato un dubbio. Lo dicono le migliaia di lettere ricevute che mi hanno consentito di resistere. (…) Dico ora questo: l’educazione che ho impartito loro, il cristianesimo che ho degnamente comunicato mi consentirebbe se fossi colpevole di ammetterlo senza disperazione. (…) Signor presidente subito su di me si sono addensate accuse ideologiche. L’unica medicina e l’unico antidoto contro le falsità è attenersi ai fatti, verificare le circostanze, le ricostruzioni. (…) Ecco signor presidente non sono un mostro, sono innocente lo dico con retta coscienza, umilmente”.

Tra venerazione e lucida follia, i sostenitori di don Ruggero Conti

Non mancano i sostenitori per don Ruggero Conti. Coloro che lo difendono, che credono nella sua innocenza nonostante tutto. Da anni è attivo su Facebook un gruppo, Quelli che credono nell’innocenza di don Ruggero Conti. Ora vi si può accedere solo dietro iscrizione. “Il gruppo vuole essere di solidarietà a Don Ruggero, non è il luogo deputato a discussioni di colpevolezza/innocenza o riferite al merito del processo. Vi sono altri gruppi in cui si discute legittimamente di ciò, chi vuole, ha la possibilità di parlarne altrove”, si legge nella descrizione del gruppo. Ora però la condanna c’è ed è definitiva. La giustizia ha fatto il suo corso ma intanto nessuno potrà restituire a quelle persone, che di don Ruggero Conti si sono fidate, l’innocenza che è stata loro sottratta.

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