Gioacchino Amico, il boss cher visse ad Arconate, ha già riempito centinaia di pagine. L’Antimafia verifica i nomi dei politici citati e apre nuovi filoni
ARCONATE (MILANO) – Il boss pentito Gioacchino Amico, che visse ad Arconate per un paio d’anni, ha deciso di parlare. E questa volta la politica trema davvero. Amico, uomo legato al clan Senese e figura centrale dell’inchiesta Hydra, ha già reso centinaia di pagine di interrogatori ai pm della Dda di Milano. Verbali coperti quasi interamente da omissis, perché dentro ci sarebbero nomi, incontri e rapporti con politici, amministratori e rappresentanti delle istituzioni.
La Procura verifica i nomi fatti da Amico
I magistrati stanno ora svolgendo una serie di accertamenti riservati sui personaggi citati dal collaboratore di giustizia. I pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, titolari dell’inchiesta, mantengono il massimo riserbo. Il punto, però, è chiaro: Amico non si è limitato ad annunciare di voler collaborare. Ha cominciato a raccontare e dalle sue parole sono nati nuovi filoni d’indagine.
“Dirò anche ciò di cui non sono accusato”

La dichiarazione con cui Amico ha aperto la collaborazione non lascia spazio a equivoci: “Intendo rispondere e ribadisco l’intenzione di collaborare pienamente con la giustizia, riferendo tutto quanto è a mia conoscenza in ordine ai fatti che mi sono stati contestati e in ordine agli ulteriori fatti di cui sono a conoscenza o che non mi sono stati contestati”. È proprio in quel territorio, quello dei fatti mai contestati, che si trovano i rapporti con la politica.
La tessera di Fratelli d’Italia e il sogno di fare il sindaco
Amico aveva la tessera di Fratelli d’Italia e vantava contatti importanti nel partito. In una telefonata intercettata nel 2020 diceva: “Adesso con la tessera di Fratelli d’Italia faccio il sindaco a Busto Garolfo”. Non una battuta isolata, secondo l’accusa, ma il segnale di un uomo che puntava a costruire relazioni politiche mentre il “consorzio delle mafie” cercava spazio negli affari, nelle istituzioni e nella raccolta dei voti.
La casa di via XXIV Maggio e le basi della droga
Per circa due anni Amico visse ad Arconate, in una corte di via XXIV Maggio, a pochi passi dal centro. I residenti lo ricordavano come arrogante, rumoroso e prepotente. Sempre ad Arconate, il Ros individuò due depositi di droga legati a personaggi in rapporti con lui e con la ’ndrangheta: un magazzino in zona via Bustese e un secondo nascondiglio in un capanno nei boschi di via Legnano.
Il capitolo politico cancellato nel 2023
I rapporti tra mafia e politica erano già uno dei capitoli più delicati di Hydra. La Dda aveva prodotto migliaia di pagine su sindaci, amministratori, consiglieri regionali, parlamentari ed eurodeputati. Ma nell’ottobre 2023 il gip Tommaso Perna ‘stracciò’ dall’inchiesta circa 2.500 pagine al primo vaglio cautelare. Ora, però, il pentimento di Amico rischia di riaprire proprio quel dossier che sembrava finito ai margini.
Il consorzio delle mafie e le condanne
Hydra ha ricostruito un’alleanza stabile tra cosa nostra, camorra e ’ndrangheta, unite per gestire droga, estorsioni, riciclaggio, affari e consenso elettorale. Il 12 gennaio 2026 sono arrivate 62 condanne nel rito abbreviato, per oltre 500 anni di carcere. Il processo ordinario prosegue a Milano, nell’aula bunker, dopo che i giudici hanno respinto le richieste delle difese di spostarlo a Busto Arsizio.
Adesso la politica aspetta e teme
Amico non è più soltanto il boss con la tessera di partito che sognava di diventare sindaco. È diventato il collaboratore di giustizia che può raccontare chi incontrava, chi frequentava e perché. I verbali restano secretati, i nomi non sono ancora pubblici e le verifiche sono in corso. Ma una cosa ormai è certa: il boss pentito di Arconate ha cominciato a parlare. E ad agitare i sonni della politica lombarda.
Ma ad Arconate “la mafia non esiste”
Eppure ad Arconate non basta mai nulla per parlare di mafia. Non basta che un boss, oggi pentito, indicato come uno dei perni del “consorzio delle mafie”, abbia vissuto per due anni in paese. Non bastano due depositi di droga gestiti da personaggi in rapporti con la ’ndrangheta. Non basta neppure che tre arconatesi siano già stati condannati nel rito abbreviato di Hydra. Per la maggioranza non è un tema. Per l’opposizione nemmeno. Nessuno ne parla. Evviva.






