Hydra, la mafia a tre teste: la Procura chiude le indagini per 146 indagati del “consorzio lombardo”

La Procura di Milano ha chiuso le indagini sul “consorzio delle mafie”. La cupola lombarda ha messo attorno a un tavolo cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta. Gli incontri a Inveruno, Dairago, Busto Garolfo e Abbiategrasso

di Ersilio Mattioni

MILANO – La Direzione distrettuale antimafia di Milano ha chiuso le indagini dell’inchiesta “Hydra” per 146 indagati, 45 dei quali indagati per associazione a delinquere di stampo mafioso. “Hydra è tantissime cose: il “consorzio delle mafie” (che in Lombardia ha messo allo stesso tavolo cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta) gioca su almeno quattro fronti. Gli affari nell’edilizia, il riciclaggio del denaro sporco, il traffico di droga e i rapporti con la politica.

“Hydra”, gli incontri nell’Altomilanese

Cuore e cervello del “consorzio delle mafie” è l’Altomilanese. Qui, nell’arco di due anni, si sono tenuti 21 summit con le più importanti famiglie mafiose. Gli incontri, documentati e filmati dagli inquirenti, si sono svolti ad Abbiategrasso, a Cinisello Balsamo, a Dairago, a Busto Garolfo e a Inveruno.

I soldi del superbonus

Scopo del “consorzio della mafie” è mettere le mani sugli ingenti fondi pubblici, erogati dal governo con i superbonus edilizi. Per questo sono state create decine di società – quasi tutte intestate a prestanome di presunti mafiosi – che costituiscono la rete dei finanziamenti e, insieme, il sistema per far girare i soldi.

Truffe e riciclaggio

Non solo, le società che compaiono in “Hydra” servono anche per riciclare i soldi di provenienza illecita e per fabbricare soldi ex novo con il meccanismo dei falsi crediti d’imposta e delle truffe sull’Iva. Circa 200 società servivano proprio per questo fine: una, in particolare, era riuscita a fabbricare dal nulla quasi 1 miliardo di euro.

La droga

Il traffico di droga rappresenta un pezzo importante del “consorzio delle mafie”. Il deposito principale era ad Arconate (tre persone sono state arrestate per spaccio e associazione a delinquere), dove è stato scoperto anche un capanno nei boschi, un secondo luogo di stoccaggio.

La casa del boss

Arconate sembra rivestire un ruolo importante per i mafiosi del “consorzio”. Tanto che uno dei capi – il presunto boss della camorra, Gioachino Amicoha abitato per mesi in paese in una corte del centro storico. E al telefono si è vantato di avere rapporti stretti, d’affari e d’amicizia, con parlamentari di Fratelli d’Italia.

“Hydra” verso il processo

La chiusura delle indagini da parte della Dda di Milano è prodromica alla richiesta di rinvio a giudizio per tutti i 146 indagati. Il processo alla mafia a tre teste potrebbe aprirsi già dopo l’estate.