Hydra, il nuovo pentito e il summit in un ristorante di Inveruno: il “consorzio lombardo delle mafie” nasce nel 2019

Clamorose rivelazioni di Willian Cerbo, detto “Scarface”, nell’inchiesta Hydra: il consorzio tra cosa nostra, ’ndrangheta e camorra è nato nel 2019 per gestire il tesoro e gli affari di Matteo Messina Denaro. Il cuore operativo era nell’Altomilanese

di Ersilio Mattioni

ALTOMILANESE – Il super pentito William “Scarface” Cerbo rompe il silenzio e spiega che Hydra, il consorzio tra cosa nostra, ’ndrangheta e camorra, è nato nel 2019 per gestire un immenso tesoro, forse riconducibile gli affari di Matteo Messina Denaro. Più un dettaglio: il cuore operativo era nell’Altomilanese. Non solo Milano, dunque, ma soprattutto la nostra area. Primo riscontro concreto: il 3 giugno 2020 i carabinieri documentano un summit al ristorante “Sardinia” di Inveruno, con Cerbo al tavolo insieme a uomini vicini alla camorra romana dei Senese. Non è la prima volta l’inchiesta Hydra passa per Inveruno.

Il pentito “Scarface” e la svolta di Hydra

Cerbo, 43 anni, organico alla famiglia Mazzei di Catania, ha iniziato a collaborare a metà settembre 2025. I suoi sei verbali sono stati depositati oggi, venerdì 24 ottobre 2025, nell’aula bunker (dove sono in corso le udienze preliminari). Per la procura di Milano (pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, indagini del Nucleo investigativo guidato dal colonnello Antonio Coppola) le sue dichiarazioni blindano l’esistenza del consorzio e ne svelano scopi, regole e gerarchie.

Inveruno, il primo summit fotografato

La nascita di Hydra viene collocata da Cerbo nel 2019; il 3 giugno 2020 la macchina si mostra in chiaro: summit al “Sardinia” di Inveruno. Oltre a Cerbo, vengono fotografati Vincenzo Senese (figlio del boss Michele) e i manager del nuovo “cartello” criminale. In un’intercettazione, Gioacchino Amico dirà: “Abbiamo costruito un impero e ci siamo fatti autorizzare tutto da Milano…”.

La base nell’Altomilanese

Secondo gli atti, le società di facciata e gli snodi economici erano concentrate tra Dairago, Busto Garolfo e Inveruno. Anche Arconate, il domicilio di Gioacchino Amico, figura centrale dell’inchiesta: qui sono stati trovati due capannoni della droga (con tre arconatesi in carcere per Hydra). Abbiategrasso è la residenza del boss Paolo Aurelio Errenta Parrino. Tra Castano Primo e Robecchetto, infine, un terreno della ’ndrangheta usato per i “battesimi” degli affiliati: nello stesso luogo venne minacciato di morte uno dei titolari del Bel Sit, un ristorante tra Bernate e Boffalora).

Perché si consorziano: non la droga, ma i soldi

Cerbo chiarisce che Hydra non nasce sul traffico di stupefacenti (lasciato all’autonomia dei singoli gruppi), ma come camera di compensazione economica: gestione unificata del tesoro di Messina Denaro e composizione delle liti tra famiglie (esempio: contrasti di cassa fra gli interessi dei Senese e la famiglia Pace). Obiettivo: infiltrazione economico-finanziaria (logistica, ristorazione, intestazioni fittizie), cassa comune e capitale relazionale.

Dalla “riunione tra imprenditori” alla conferma dei giudici

In prima battuta un gip aveva ridimensionato gli incontri definendoli semplici riunioni tra imprenditori. Poi il Riesame e la Cassazione hanno confermato l’impianto accusatorio di Hydra. Oggi i verbali di Cerbo aggiungono riscontri e contesto: il consorzio c’è, opera da anni e nell’Altomilanese ha messo radici.

La chiave temporale: il rinvio “straordinario” e i verbali

All’udienza preliminare del 30 settembre 2025 la pm Cerreti aveva chiesto un rinvio parlando di “attività di indagine di rilevanza straordinaria”. Ora il quadro si completa: quelle attività coincidevano con la messa in sicurezza del nuovo collaboratore e la raccolta dei suoi verbali, depositati oggi insieme alle annotazioni dei carabinieri. Nei prossimi giorni il gup Emanuele Mancini valuterà l’inserimento degli atti anche nel procedimento con rito abbreviato.

Altomilanese, mappa di un potere criminale

Il mosaico che emerge è netto: una “Spa criminale” che ha scelto l’Altomilanese come spina dorsale per affari, società, logistica e luoghi simbolici (come i giuramenti). Un consorzio inter-mafie che, secondo l’accusa, ha fuso interessi e metodi di ’ndrangheta, camorra e Cosa nostra, con rapporti politici altolocati (che chiamano in causa sindaci, deputati ed europarlamentari) che finora sono rimastri nell’ombra. Quello che è certo è che il “consorzio delle mafie”, con le parole di “Scarface”, mostra oggi il suo atto di nascita: la gestione dell’immenso tesoro delle cosche.