Un referendum contro le lobby del petrolio, forse per questo nessuno ne parla: il silenzio vergognoso di stampa e tv. Ma il vero scandalo è l’atteggiamento del governo Renzi, che tifa per l’astensione: solo Berlusconi, da premier, invitava la gente ad andare al mare invece che alle urne. Non va meglio con i sindaci dell’Altomilanese: in molti non sanno neppure cosa sia la consultazione popolare. Così preferiscono non rispondere o lamentarsi dei costi della democrazia. Desolante

29 MARZO 2016

di Erika Innocenti e Ersilio Mattioni

ALTOMILANESE – Il 17 aprile, dalle ore 7 alle 23, i cittadini italiani saranno chiamati a votare per il referendum abrogativo sulle trivellazioni in mare. Ma di cosa si tratta esattamente? Ma cosa chiede il referendum e quali effetti potrebbe avere nel nostro futuro? E soprattutto, perché è in corso una campagna violenta di boicottaggio?

Il quesito

Partiamo dal quesito. “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane, anche se c’è ancora gas o petrolio?” Gli italiani, il prossimo 17 aprile, leggeranno questo sulla scheda. Si tratta, per la precisione, delle trivellazioni già in atto entro le 12 miglia – pari a 22,2 chilometri – dalle nostre coste, mentre quelle sulla terraferma (oppure in mare, ma a una distanza superiore alle 12 miglia) non verranno toccate.

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Il parere dei sindaci dell’Altomilanese sul referendum del 17 aprile

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Se vince il ‘sì’

Nello specifico, la vittoria del ‘sì’ porterà all’abrogazione dell’articolo 6 comma 17 del codice dell’ambiente, che prevede la continuazione della trivellazione fino a quando il giacimento lo consente. Perché, a oggi, si trivella fino a quando c’è gas o petrolio, anche se la concessione è in realtà scaduta (cosa al quanto singolare: ogni convenzione, alla scadenza, smette infatti di avere effetto). I giacimenti che saranno interessati sono, tra gli altri, il Guendalina (Eni), il Gospo (Edison), entrambi nell’Adriatico, e il Vega (Edison) davanti a Ragusa in Sicilia. Non saranno toccati da questo referendum le 106 piattaforme petrolifere che estraggono petrolio o metano nel mare italiano. C’è poi da ricordare che il voto sarà ritenuto valido solo se si sarà raggiunto il quorum, ovvero solo se andrà alle urne il 50 per cento più 1 degli aventi a diritto.

‘No Triv’

A seguire le nove regioni promotrici (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) sono tutti i movimenti, i partiti e le associazioni ambientaliste che sostengono l’energia alternativa. Nel nostro territorio, un esempio su tutti, è dato dal sindaco di Casorezzo Pierluca Oldani (Civica), che dichiara: “Dobbiamo andare oltre le risorse fossili, perché è ormai evidente che sono dannose per la sopravvivenza stessa dell’uomo. Bisogna andare non solo verso energie rinnovabili; non possiamo più permetterci, infatti, di rovinare ulteriormente il nostro ambiente”. Gli fa eco il primo cittadino di Canegrate Roberto Colombo (Sel): “Voterò ‘sì’ e farò anche parte dei comitati contro le trivellazioni. Sto dalla parte di Legambiente, e per questo appoggio la loro battaglia”. Oltre a Legambiente, anche i Verdi sostengono la posizione ‘No Triv’, come dimostra il capogruppo di Cambiamo Ossona Gilberto Rossi, anche lui in prima fila per cercare di costituire il comitato del sì’. Ma oltre ai partiti tradizionalmente schierati per la difesa del nostro ambiente, si aggiunge anche qualche membro vicino al Pd e del Movimento 5 Stelle. Emblematici, nel primo caso, il sindaco di Bareggio Giancarlo Lonati e quello di Castano Primo Giuseppe Pignatiello, che ricorda: “Riguardo alle trivellazioni di sicuro non sono favorevole all’utilizzo ed allo sfruttamento continuo del nostro territorio; inoltre mi piacerebbe ci fosse più attenzione alle fonti rinnovabili che credo siano l’unico vero futuro possibile”. Risposta simile dal primo cittadino di Sedriano, Angelo Cipriani (M5s): “Voterò Sì. Credo che alcuni tipi di energie vadano reperiti in modo diverso rispetto alla trivellazione in mare”. E, udite udite, anche il sindaco di Turbigo, Christian Garavaglia (Forza Italia) si riscopre contro le trivellazioni.

Favorevoli alle trivelle e scettici

C’è anche chi vuole che si continui a trivellare in mare. A Roma, infatti, è nato un comitato contro il referendum, presieduto dal presidente della Gepi (Società per le Gestioni e Partecipazioni Industriali) Gianfranco Borghini. E tra i ‘nostri’ sindaci? Solo il leghista Antonio Balzarotti di Corbetta si dice “tendenzialmente a favore delle trivelle”, gli altri invece si lamentano soprattutto del costo che avrà il referendum per le casse statali, come se l’aumento del debito pubblico fosse colpa di una consultazione popolare. Dichiara un altro membro del Carroccio, il primo cittadino di Boffalora Curzio Trezzani: “Credo che il referendum gestito in questo modo sia un grande spreco di soldi. Non si raggiungerà mai il quorum”. Verrebbe da chiedersi se invece il referendum sull’autonomia della Lombardia, 70 mlioni di euro, abbia un’utilità, dal momento che è puramente consultivo e non produrrà effetti concreti. Il primo cittadino di Arluno, Moreno Agolli (Pd), nonostante sia per fermare le trivelle, ricorda che accorpandolo a un’altra votazione ci sarebbe potuto essere un risparmio. Sull’inutilità del referendum si esprime il sindaco di Marcallo Massimo Olivares (Lega), quello di Bernate Osvaldo Chiaramonte (Forza Italia), quello di Buscate Maria Teresa Pisoni (Forza Italia) e quello di Magnago, Carla Picco (Pd), che dichiara: “Non si può licenziare la questione con favorevole o contrario, dipende da tanti fattori (ah sì, quali???, ndr). Riguardo al referendum mi sembra un grande spreco e penso che non andrò a votare”. Qui bisognerebbe aprire una riflessione sul fatto che un sindaco dichiari, con così tanta leggerezza, che non andrà neppure ai seggi. Eppure ci fu un tempo, in questa disgraziata nazione, in cui i rappresentanti delle istituzioni conoscevano perlomeno l’abc della politica. Sapevano, per esempio, che il diritto di voto fu conquistato con il sangue. E non si sarebbero mai sognati di dire che le urne si possono disertare. Transeat.

Il dubbio

Ciò che lascia perplessi è che alcuni primi cittadini non sanno cosa rispondere, anche se basterebbe interessarsi un po’ di più. Ma tant’è. Insomma, quello del 17 aprile sarà un referendum che porterà in superficie i tanti e disparati punti di vista, ma che ricorda a tutti che siamo arrivati a un punto di svolta: il tempo dei combustibili fossili è finito. E’ ora di iniziare a pensare al nostro futuro e a quello delle energie rinnovabili. Abbiamo tutte le capacità – tecnologiche e tecniche – per farlo.

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